La Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor alla luce della Kairologia del prof. Brera: Una sintesi teologica, epistemologica e antropologico-clinica[1]
Vito Galante[2]
Abstract This research report offers an exhaustive theological, epistemological, and anthropo-clinical exploration of the Transfiguration of Jesus on Mount Tabor through the theoretical lens of Kairology, the personalist and interactionist hermeneutic model developed by Professor Giuseppe Rodolfo Brera at the Milan School of Medicine of Ambrosiana University. By synthesizing the patristic tradition of the Taboric Light—notably the theological frameworks of Saint Cyril of Alexandria and Saint Gregory Palamas—with the core axioms of Kairology, Person-Centered Medicine, and Psycho-Neuro-Endocrine-Immunology (PNEI), this study demonstrates that Mount Tabor constitutes the paradigm of the existential and metahistorical Kairos in salvation history. The Transfiguration is interpreted not as an isolated miraculous phenomenon, but as the empirical and ontological disclosure of human teleonomy: the full manifestation of body-mind-spirit unity illuminated by uncreated divine glory. Furthermore, this report examines the ontological inversion (Sum ergo cogito) implicit in the Father’s voice on the mountain, showing how Christ, as the absolute Kairos, provides the ultimate existential matrix for human coping, transforming suffering (pathos) and mortality into an allostatic and epigenetic trajectory toward deification (theosis) and person-centered health.
Keywords: Kairology, Transfiguration of Jesus, Mount Tabor, Giuseppe Rodolfo Brera, Person-Centered Medicine, Teleonomy, Taboric Light, Ontological Inversion, PNEI, Person-Centered Health.
Introduzione ed epistemologia della Kairologia breriana
La comprensione scientifica ed epistemologica della natura umana ha vissuto, a partire dall’ultimo decennio del XX secolo, un profondo riorientamento paradigma-fondativo grazie ai lavori del professor Giuseppe Rodolfo Brera presso la Scuola Medica di Milano dell’Università Ambrosiana1. Nata ufficialmente il 22 ottobre 1993 ad Assisi durante il I° Congresso Internazionale di Adolescentologia con la relazione inaugurale The Kairos of Existence, la Kairologia si propone quale nuova ermeneutica multidisciplinare della natura e della soggettività umana1. Il paradigma trae origine dallo studio clinico e fenomenologico del pensiero simbolico e delle dinamiche di sviluppo degli adolescenti, documentando come l’evoluzione ontologica dell’uomo non possa essere ridotta a un determinismo biologico-meccanicista né dissolta in un relativismo pragmatista1. Al contrario, l’essere umano rivela l’esistenza di un codice semantico pre-determinato, orientato a fornire risposte oggettive nella soggettività alle domande fondamentali di verità, amore e bellezza2.
Il neologismo “Kairologia”, coniato da Brera, coniuga il termine greco Kairos (indicante il momento opportuno, il tempo propizio di grazia, di sintesi creativa e di svelamento) con Logos (discorso razionale, fondamento epistemico e struttura di significato)1. La Kairologia distingue ed oppone radicalmente la categoria del Kairos a quella del Chronos, inteso quest’ultimo come la temporalità quantitativa, misurabile, lineare e riduzionista propria della meccanica classica bernardiana4. Mentre il Chronos descrive il mero scorrere metrico dei processi biologico-invecchianti o storici, il Kairos costituisce l’evento qualitativo in cui la libertà della persona incontra la verità dell’essere, realizzando una sintesi esistenziale capace di trasformare le possibilità dell’esistenza in realtà vissuta1.
Il percorso di maturazione ontologica della persona si articola, nella teoria kairologica, attraverso la transizione e l’integrazione di tre distinti stati ontologici8. Il primo stato è identificato nell’Essere Persona (Being a Person), quale statuto ontologico originario, costitutivo e inviolabile dell’individuo in quanto creato ad immagine di Dio, presente dal momento del concepimento fino alla morte naturale5. Il secondo stato è il Sé-possibile (Self-possible), che racchiude l’insieme dinamico e indeterminato delle potenzialità noetiche, affettive, biologiche e relazionali che si schiudono alla persona, sperimentate con peculiare carica tensionale durante la fase adolescenziale6. Il terzo stato è il Sé-reale (Self-real), inteso come la concretizzazione storica della soggettività, determinata dalla qualità delle scelte libere e dalle risposte di coping date alle chiamate teleonomiche della vita5.
Alla base di questo dinamismo ermeneutico si colloca il principio dell’Inversione Ontologica, formulato da Brera per superare la spaccatura dualistica introdotta dal razionalismo cartesiano10. In luogo dell’assioma cartesiano Cogito ergo sum, che subordina l’essere alla previa attività razionale del soggetto, la Kairologia afferma il primato metafisico dell’essere attraverso la formula Sum ergo cogito10. La luce del Logos e la realtà dell’essere precedono e fondano l’attività cognitiva, emotiva e percettiva dell’uomo10. La natura umana si dimostra così intrinsecamente teleonomica, indirizzata cioè ad attuare una costruzione consapevole o inconsapevole del sé quale realtà intessuta di Verità, Amore e Bellezza2.
In ambito medico-scientifico, la Kairologia rappresenta l’impalcatura teorica della Medicina Centrata sulla Persona (PCM)2. Integrando le scoperte della Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (PNEI), i modelli di allostasi (Sterling ed Eyer), le ricerche sulla neurobiologia dell’apprendimento (Kandel) e le evidenze epigenetiche sulla trasduzione genica indotta dall’ambiente e dalle relazioni (Szyf e Meaney), la Kairologia dimostra che la biologia dell’organismo è continuamente modellata dalla qualità della vita relazionale e dal significato esistenziale4. Tali evidenze sono formalizzate nella Teoria della Relatività delle Reazioni Biologiche alla qualità del coping (RBR Theory), la quale stabilisce che le reazioni biologiche dell’uomo non sono grandezze indeterminate o meccanicamente fisse, ma funzioni della qualità delle risposte cognitive, affettive e spirituali che la persona elabora di fronte agli eventi esistenziali4.
La Trasfigurazione sul Monte Tabor: Esegesi evangelica e tradizione patristica
L’episodio della Trasfigurazione di Gesù, testimoniato in modo concordante dai tre vangeli sinottici (Matteo 17,1-9; Marco 9,2-10; Luca 9,28-36), rappresenta una delle vette cristologiche e teologiche della Rivelazione neotestamentaria. Gesù conduce i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni su un alto monte in disparte — identificato dalla tradizione ecclesiale nel monte Tabor — e si trasfigura davanti a loro: il suo volto brilla come il sole, le sue vesti divengono di un candore folgorante e non umano, mentre Mosè ed Elia appaiono al suo fianco conversando della sua imminente “uscita” (exodos) destinata a compiersi a Gerusalemme (Lc 9,31). L’evento culmina con l’irruzione di una nube luminosa che avvolge i presenti e con la proclamazione paterna: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!».
La teologia patristica, sviluppatasi sia nell’alveo orientale che in quello occidentale, ha articolato l’esegesi della divina Trasfigurazione lungo tre direttrici ermeneutiche tra loro strettamente interconnesse13.
La prima direttrice è quella teofanica e trinitaria. Il monte Tabor viene interpretato dai Padri come il luogo della manifestazione visibile della natura divina di Cristo e del mistero trinitario13. La voce del Padre risuona dal cielo, la natura umana del Figlio risplende della gloria divina e la Nube luminosa manifesta la presenza dello Spirito Santo13. Il Tabor rivela che l’invisibilità oggettiva di Dio si rende accessibile nella soggettività storica dell’Incarnazione del Logos5.
La seconda direttrice è quella soteriologica e cristocentrica. Come chiarito con rigore esegetico da San Cirillo di Alessandria, la gloria del Tabor non può essere isolata dal dramma del Golgota13. La Trasfigurazione precede la Passione ed è ad essa ordinata: la visione della luce divina fornisce ai discepoli la riserva di senso, di fede e di stabilità psicospirituale necessaria per sostenere lo scandalo e il trauma della Croce13. La presenza simultanea di Mosè (rappresentante la Legge) e di Elia (rappresentante i Profeti) attesta l’armonia cosmica e storica dei due Testamenti, i quali convergono e trovano il loro compimento nella Grazia incarnata in Gesù Cristo13.
La terza direttrice riguarda l’escatologia e la dottrina della deificazione (theosis). Raggiungendo la sua massima sistemazione teologica nel XIV secolo con San Gregorio Palamas, la tradizione patristica individua nella luce taborica l’irradiazione delle energie divine non create13. La Trasfigurazione non altera la natura corporea di Cristo mediante un’illusione ottica o un miracolo estrinseco, ma rende visibile ai discepoli — le cui facoltà percettive vengono momentaneamente trasfigurate e trascese dallo Spirito — la gloria intrinseca che la carne del Verbo possiede sin dall’incarnazione13. Il Tabor costituisce l’esemplare archetipico della trasfigurazione finale dell’uomo: il corpo risorto nell’ottavo giorno escatologico non sarà un’entità eterea o apparente, ma una realtà somatico-spirituale pienamente permeata dalla gloria immateriale e immortale di Dio13.
| Dimensione Teologica | Significato Tradizionale Patristico | Corrispettivo nel Paradigma Kairologico |
| Teofania Trinitaria | Rivelazione della divinità del Logos, della paternità di Dio e della presenza dello Spirito13. | Svelamento del Logos originario che fonda l’Inversione Ontologica (Sum ergo cogito)10. |
| Polo Soteriologico | Preparazione alla Croce (Exodos); legame indissolubile tra Tabor e Golgota13. | Risorsa di coping spirituale per la trasformazione allostatica del pathos e della sofferenza4. |
| Escatologia e Theosis | Anticipazione della risurrezione e divinizzazione della carne mediante la luce non creata13. | Realizzazione suprema della teleonomia umana: passaggio dal Sé-possibile al Sé-reale trasfigurato5. |
| Mosè ed Elia | Sintesi e testimonianza della Legge e dei Profeti che convergono nella Grazia13. | Integrazione della memoria storica e normativa nel Kairos presente della sintesi creativa1. |
Ermeneutica kairologica della Trasfigurazione di Gesù
L’applicazione del modello kairologico elaborato da Giuseppe Rodolfo Brera al testo evangelico della Trasfigurazione consente di dischiudere un’interpretazione integrata che unisce l’esegesi teologica con le categorie dell’antropologia medica, dell’epistemologia interazionista e della PNEI1.
Il Monte Tabor come il Kairos Metastorico dell’Esistenza
Sotto il profilo della temporalità fenomenologica, l’ascesa sul monte Tabor costituisce la rottura radicale del Chronos profano e l’irruzione del Kairos metastorico nella cronologia umana1. I tre discepoli vengono sottratti al flusso quantitativo e frammentato della quotidianità per essere introdotti in un tempo opportuno di rivelazione, in cui il significato dell’intera storia cosmica viene concentrato nell’evento presente1.
Nel Manifesto Epistemologico della Medicina Centrata sulla Persona, Brera definisce Gesù Cristo come il «”Kairos” necessario per la salvezza personale, individuale, soggettiva dalla morte e dalla sofferenza»5. Sul Tabor, Gesù non subisce un mutamento della sua essenza, ma squarcia il velo della percezione ordinaria, permettendo ai discepoli di fare esperienza diretta del Kairos supremo1. La Trasfigurazione rivela che la storia umana non è un vagare privo di meta governato dal puro determinismo biologico, ma è una trama temporale impregnata di una chiamata teleonomica alla salvezza e al compimento del senso2.
La Luce Taborica e l’Inversione Ontologica (Sum Ergo Cogito)
La luce non creata emanante dal corpo di Cristo offre una chiarificazione fenomenologica impeccabile del principio dell’Inversione Ontologica (Sum ergo cogito) espresso dalla Kairologia10. Mentre la visione scientista e cartesiana muove dal primato del pensiero o della struttura biologica organica (Cogito), l’evento taborico mostra che la realtà originaria risiede nella pienezza dell’Essere divino rivelato (Sum)10.
La proclamazione del Padre («Questi è il Figlio mio, l’amato») istituisce la matrice ontologica primaria dell’esistenza5. L’identità personale di Cristo — e analogicamente quella di ogni essere umano creato a Sua immagine — poggia sull’essere preesistente, pensato e amato dal Padre5. L’esperienza percettiva e cognitiva dei discepoli rappresenta una risposta derivata di fronte allo svelamento dell’Essere10. L’esclamazione di Pietro («Signore, è bello per noi essere qui») evidenzia come la percezione della Bellezza taborica attivi immediatamente le strutture noetiche ed affettive della mente, inducendo una riorganizzazione sistemica del mondo simbolico dell’individuo2. La Bellezza si confermatrice visibile della Verità e veicolo immediato dell’Amore divino2.
La Teleonomia dell’Unità Corpo-Mente-Spirito e la PNEI della Trasfigurazione
La Kairologia definisce la persona umana come un’unità tridimensionale sistemica, indivisibile e teleonomica, composta da corpo (l’insieme dei fenomeni biologici), mente (il mondo simbolico, percepente e comportamentale) e spirito (la domanda innata di significato e la relazione con la trascendenza)2. Ognuna di queste tre dimensioni possiede la medesima dignità ontologica ed esiste in uno stato di interazione costante e bidirezionale2.
Sul monte Tabor, questa unione tridimensionale trova la sua attuazione più luminosa e paradigmatica13:
Nel corpo, i fenomeni biologici non vengono distrutti o alienati, ma assumono un grado di coerenza e di splendore superiore13. La materia corporea di Cristo diventa recettiva della gloria dello Spirito, anticipando la vittoria sulla corruttibilità biologica e confermando il valore sacro della carne dal concepimento alla morte naturale5.
Nella mente, il mondo simbolico e cognitivo dei discepoli subisce una profonda ristrutturazione. Di fronte alla teofania, la mente passa dallo smarrimento emotivo a una fase di illuminazione noetica5. La memoria storica e teologica (rappresentata dal dialogo con Mosè ed Elia) viene integrata nel presente, espandendo le risorse affettive e cognitive necessarie per interpretare i futuri eventi drammatici della passione5.
Nello spirito, la domanda fondamentale di significato trova il suo appagamento completo nell’incontro diretto e personale con il Creatore attraverso il Figlio5. La dimensione spirituale si rivela come la forza ordinatrice e teleonomica capace di armonizzare l’intera struttura corpo-mente5.
Sotto il profilo della Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (PNEI), l’esperienza kairologica vissuta dai discepoli sul Tabor evidenzia il meccanismo di trasduzione neuro-biologica dei vissuti spirituali4. La percezione di un evento denso di Bellezza e Significato trascendente attiva le reti corticali superiori ed emotive della mente, modulando l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e il sistema nervoso autonomo4. La PNEI dimostra che i vissuti di profonda integrazione spirituale neutralizzano i segnali di stress distruttivi, riducendo il carico allostatico pro-infiammatorio e promuovendo una stabilità biologica duratura attraverso meccanismi di espressione genica epigenetica4. L’irruzione del Kairos spirituale agisce così quale potente fattore protettivo biologico, confermando l’assunto breriano secondo cui la salute coincide con il lavoro della persona finalizzato all’integrazione delle risorse di corpo, mente e spirito4.
Il Dialogo sull’Exodos: Il Pathos come Risorsa Allostatica e Coping Kairologico
La presenza di Mosè ed Elia che conversano con Gesù circa la sua imminente “uscita” (exodos) a Gerusalemme (Lc 9,31) impedisce qualsiasi lettura del Tabor in chiave di fuga estatica o disinteressata dalla storia13. L’evento taborico è un atto di massimo coping esistenziale e soteriologico10.
Nel modello della Kairologia clinica, il pathos (la sofferenza, il limite e la malattia) è generato dalla tensione dialettica tra i limiti della condizione biologico-esistenziale e le possibilità di realizzazione della propria natura5. La sofferenza può tuttavia convertirsi nel Kairos determinante in cui la persona scopre la vera identità della propria soggettività responsabile5. La conversazione sull’exodos connette direttamente la gloria del Tabor con l’angoscia del Getsemani e il pathos del Golgota13. La visione della luce divina non elimina la Croce, ma fornisce a Cristo nella sua natura umana e ai discepoli nella loro debolezza psicologica la struttura di significato necessaria per interpretare il pathos non come una disfatta distruttiva, ma come il passaggio obbligato e vittorioso verso la Risurrezione5.
| Modello Interpretativo | Paradigma Meccanicista-Riduzionista | Paradigma Kairologico (Brera) applicato al Tabor |
| Natura del Tempo | Chronos: Flusso lineare, determinista e quantitativo4. | Kairos: Momento opportuno di sintesi ontologica e grazia1. |
| Natura del Corpo | Macchina biologica soggetta a entropia e decadimento fisso4. | Unità Corpo-Mente-Spirito recettiva della Luce Taborica e dell’epigenetica4. |
| Origine della Conoscenza | Cartesianismo (Cogito ergo sum); primato dell’intelletto10. | Inversione Ontologica (Sum ergo cogito); primato dell’Essere e del Logos10. |
| Ruolo della Sofferenza | Anomalia sintomatica priva di senso da eliminare tecnicamente4. | Pathos integrato nel coping esistenziale e soteriologico (Exodos)5. |
| Concezione di Salute | Assenza meccanica di malattia organica4. | Lavoro dinamico di costruzione di risorse teleonomiche e spirituali4. |
Implicazioni per la Medicina Centrata sulla Persona e l’antropologia della salute
L’analisi kairologica della divina Trasfigurazione fornisce essenziali indicazioni di carattere clinico, antropologico ed educativo per la Medicina Centrata sulla Persona promossa dalla Scuola Medica di Milano dell’Università Ambrosiana2.
La Salute come Trasfigurazione Continua della Persona
Nel Manifesto Epistemologico della Medicina Centrata sulla Persona, redatto da Brera nel 1999, la salute viene definita come «il lavoro di costruzione della persona di fattori protettivi che neutralizzano i fattori di rischio e coinvolgono corpo-mente e spirito nella teleonomia della persona»5. La salute declinata secondo la Kairologia trascende il concetto bernardiano di omeostasi — intesa quale conservazione statica di parametri biologici fisso-determinati — per abbracciare la visione allostatica della stabilità attraverso il cambiamento e l’adattamento creativo4.
La Trasfigurazione manifesta l’attitudine fondamentale della persona umana all’incessante metamorfosi verso la pienezza dell’essere8. La malattia, il dolore o il trauma clinico mettono a dura prova l’equilibrio del soggetto; tuttavia, la clinica centrata sulla persona, mossa da una visione kairologica, supporta il paziente nell’attivazione delle sue risorse interiori4. Il medico, assumendo una postura maieutica ed empatica, guida il malato a cogliere il Kairos insito nella propria prova esistenziale, trasformando il patire in una risorsa di senso, resilienza e maturazione spirituale4.
Il “Programma Kairos” e l’Educazione al Desiderio di Trascendenza
Nel campo dell’Adolescentologia e della pedagogia della salute, il professor Brera ha teorizzato e validato il “Programma Kairos”, uno strumento applicativo concepito per potenziare le risorse affettive, cognitive e creative dei giovani di fronte al disagio e alla frammentazione culturale1. L’evento del Tabor rappresenta la matrice antropologica ideale per la prassi educico-clinica orientata al Kairos8:
La proclamazione udita sul monte evidenzia che l’origine della salute risiede nella certezza primaria di essere desiderati, amati e riconosciuti dal Creatore nella propria dignità ontologica assoluta5. L’ingiunzione divina «Ascoltatelo!» sottolinea l’importanza della pedagogia del silenzio e dell’ascolto interiore, indispensabile per liberare la mente dal rumore informativo sregolato e ritrovare la direzione teleonomica della propria vita5.
Infine, la reazione di Pietro — desideroso di costruire tre tende per cristallizzare l’estasi taborica — viene superata dall’invito di Gesù a scendere dal monte per tornare nella pianura della storia. Questo passaggio pedagogico attesta che l’esperienza del Kairos non costituisce una fuga dalla realtà quotidiana o dai suoi compiti, ma la fonte di energia noetica e spirituale necessaria per affrontare le sfide del tempo con rinnovata resilienza, responsabilità e speranza4.
Conclusioni
La lettura della Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor condotta attraverso l’ermeneutica della Kairologia ideata dal professor Giuseppe Rodolfo Brera dimostra l’intima fecondità epistemologica derivante dall’integrazione tra esegesi biblica, teologia patristica e scienza medica centrata sulla persona1. Il monte Tabor si rivela quale l’archetipo dell’evento kairologico: il momento metastorico in cui la temporalità metrica del Chronos viene squarciata dall’irruzione del Kairos divino, svelando in modo empitamente visibile la teleonomia originaria della natura umana1.
L’evento taborico conferma le intuizioni fondamentali del paradigma breriano: la validità dell’Inversione Ontologica (Sum ergo cogito), la dignità sacra dell’unità indissolubile di corpo, mente e spirito dal concepimento alla morte naturale, e la dipendenza dei processi biologici dalla qualità delle risposte di coping elaborate dalla persona2. La luce non creata contemplata dagli apostoli e teorizzata da San Gregorio Palamas attesta che la carne umana non è destinata alla corruzione o al nulla riduzionista, ma è chiamata ad essere trasfigurata e divinizzata13.
In conclusione, la Kairologia breriana applicata alla Trasfigurazione offre alla medicina moderna, alla clinica e alla pedagogia un orientamento esigente e illuminante: la salute autentica e la vera guarigione dell’uomo si realizzano quando la persona viene guidata a riconoscere i propri Kairoi esistenziali, tramutando la sofferenza, il limite e l’angoscia in un dinamismo allostatico ed epigenetico di trasfigurazione, di speranza e di pienezza di vita4.
Bibliografia
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8.Comitato Sanitario Nazionale. L’Applicazione della Kairologia del Prof. Brera nell’Educazione Cattolica: Un’Analisi Ontologica, Epigenetica e Pedagogica dello Sviluppo Umano [Internet]. 2026 giu 27. Disponibile su: https://www.comitatosanitarionazionale.it/2026/06/27/lapplicazione-della-kairologia-del-prof-brera-nelleducazione-cattolica-unanalisi-ontologica-epigenetica-e-pedagogica-dello-sviluppo-umano/
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13.Dokumen.pub. Il Cristo trasfigurato nella tradizione spirituale ortodossa [Internet]. Dokumen.pub. Disponibile su: https://dokumen.pub/il-cristo-trasfigurato-nella-tradizione-spiritual-ortodossa-9788882277291.html
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[1] Questo saggio fa parte di un filone di ricerca dedicata ai rapporti tra medicina, salute, spiritualità e fede nell’ambito della medicina centrata sulla persona.
[2] Vito Galante è docente presso la Scuola Medica di Milano e il Dipartimento di Adolescentologia dell’Università Ambrosiana. Ricopre attualmente la carica di Direttore del Comitato Sanitario Nazionale, di Vice-Presidente della Società Italiana di Adolescentologia e Medicina dell’Adolescenza (SIAd), di Vice- Presidente della World Society of Person-Centered Medicine di cui è Presidente della delegazione Europea.
La sua attività di ricerca e coordinamento si declina nella direzione di due importanti realtà scientifiche:
- Il Laboratorio di ricerca in Counselling medico dell’adolescente presso la Scuola Medica di Milano;
- Il Laboratorio di genitorialità creativa dell’Accademia Genitori.
Autore di numerose pubblicazioni scientifiche dedicate alla Medicina centrata sulla persona e all’adolescentologia clinica, il suo contributo alla disciplina è stato riconosciuto nel 2025 ad Assisi con il conferimento del Premio Internazionale di Adolescentologia “Leroy Travis”. vgalante@unambro.it- vgalante@adolescentologia.it